Fascicolo 2026, n. 1

Papers di diritto europeo, 2026, n. 1

In questo fascicolo:

Ruggiero Cafari Panico, In attesa che la Corte di giustizia si pronunci sulle concessioni di piccole derivazioni (riflessioni in merito alle conclusioni dell’Avvocato generale Campos Sánchez-Bordona e alla loro possibile ricaduta sulle grandi derivazioni)
Donatella del Vescovo, La frontiera interna della cittadinanza: limiti dell’Unione europea alla naturalizzazione basata sull’investimento
Francesca Ferrari, Massimiliano Bina, Dalla bacheca al gatekeeper: piattaforme digitali e moderazione
Francesca Martines, Effettività del controllo giurisdizionale e resistenza istituzionale: la dinamica ripetitiva nel contenzioso sul Sahara occidentale
Matteo Ortino, Il Digital Services Act e la produzione di conoscenza: le specificità rispetto ai tradizionali regimi di trasparenza
Agostina Latino, Violenza algoritmica di genere, tecnologie predittive e diritto internazionale
Viviana Sachetti, La sostenibilità ambientale quale parametro di bilanciamento nella politica energetica dell’Unione europea
Francesco Spera, Alla ricerca dell’autonomia strategica attraverso atti atipici e informali: il soft law nelle relazioni esterne dell’UE
Giacomo Furlanetto, Il Digital Services Act alla prova del caso «Mia Moglie»: note sociologico-giuridiche

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Ruggiero Cafari Panico, In attesa che la Corte di giustizia si pronunci sulle concessioni di piccole derivazioni (riflessioni in merito alle conclusioni dell’Avvocato generale Campos Sánchez-Bordona e alla loro possibile ricaduta sulle grandi derivazioni)

ABSTRACT: Il contributo sostiene che le conclusioni presentate dall’Avvocato generale Campos Sánchez-Bordona l’11 dicembre 2025 in tema di piccole derivazioni possono segnare un punto di svolta nella disciplina giuridica dell’intero settore delle concessioni idroelettriche. Qualificando l’attività di produzione di energia elettrica come produzione di un bene e non come prestazione di un servizio, il ragionamento dell’Avvocato generale mette in discussione l’applicazione dell’art. 12 della direttiva 2006/123/CE alle concessioni idroelettriche, a prescindere dalla loro dimensione. L’analisi dimostra che, qualora tale impostazione fosse accolta dalla Corte di giustizia, il quadro normativo applicabile al rinnovo delle concessioni di grandi derivazioni dovrebbe essere ricondotto principalmente al diritto primario dell’Unione, in particolare all’art. 49 TFUE, e alla normativa settoriale in materia di energia, piuttosto che alla direttiva servizi. Questo mutamento non elimina le esigenze concorrenziali, ma ne modifica profondamente la portata, consentendo l’adozione di meccanismi selettivi più flessibili e proporzionati, adeguati alla natura strategica e ad alta intensità di capitale delle infrastrutture idroelettriche. Tale rilettura aprirebbe la strada a una coerente “via nazionale” alla regolamentazione del comparto idroelettrico, capace di conciliare apertura del mercato, stabilità degli investimenti e tutela di interessi pubblici prevalenti, senza pregiudicare gli impegni assunti nell’ambito del PNRR. La necessità di tenere conto nella disciplina dell’attività di produzione di energia idroelettrica dei motivi imperativi di interesse generale è alla base anche della proposta di riforma dell’intero settore attualmente in corso di approvazione in Francia.

PAROLE CHIAVE: concessioni idroelettriche; piccole derivazioni e grandi derivazioni; produzione di beni e prestazione di servizi; produzione di energia elettrica; direttiva servizi (2006/123/CE); motivi imperativi di interesse generale; procedure selettive e concorrenza; rinnovo delle concessioni; proposta francese di riforma.

Awaiting the Court of Justice’s ruling on small-scale water concessions (reflections on the Opinion of Advocate General Campos Sánchez-Bordona and their possible implications for large-scale concessions)

ABSTRACT: The article argues that the Opinion delivered by Advocate General Campos Sánchez-Bordona on 11 December 2025 concerning small-scale hydropower derivations may represent a turning point in the legal regulation of the hydropower concessions sector as a whole. By characterising electricity generation as the production of a good rather than the provision of a service, the Advocate General’s reasoning calls into question the applicability of Article 12 of Directive 2006/123/EC to hydropower concessions, irrespective of their size. The analysis shows that, should this approach be endorsed by the Court of Justice, the legal framework governing the renewal of large-scale hydropower concessions would primarily have to be derived from EU primary law, in particular Article 49 TFEU, and from sector-specific energy legislation, rather than from the Services Directive. While this shift does not remove competitive requirements, it significantly reshapes their scope, allowing for more flexible and proportionate selection mechanisms that better reflect the strategic nature and capital-intensive character of hydropower infrastructure. Such a reinterpretation would open the way to a coherent “national pathway” for regulating the hydropower sector, capable of balancing market openness, investment stability, and the protection of overriding public interests, without jeopardising the commitments undertaken under the National Recovery and Resilience Plan (NRRP). The need to take into account, in the regulation of hydroelectric energy production activities, overriding reasons of general interest also underlies the proposal for reform of the entire sector currently undergoing approval in France.

KEYWORDS: hydropower concessions; small-scale and large-scale derivations; production of goods and provision of services; electricity generation; services directive (2006/123/EC); overriding reasons relating to the public interest; selective procedures and competition; renewal of concessions; French proposal for reform.

Donatella del Vescovo, La frontiera interna della cittadinanza: limiti dell’Unione europea alla naturalizzazione basata sull’investimento

ABSTRACT: La sentenza della Grande Sezione della Corte di giustizia UE del 29 aprile 2025, Commissione c. Malta (C-181/23), segna un passaggio decisivo nella precisazione dei limiti entro i quali gli Stati membri possono esercitare la competenza, in via di principio esclusiva, in materia di cittadinanza nazionale. Alla luce del combinato disposto dell’art. 20 TFUE e dell’art. 4, par. 3, TUE, il contributo sostiene che la Corte abbia elaborato un vero e proprio limite di «non svuotamento» della cittadinanza dell’Unione, volto a impedire che lo status di cittadino europeo venga ridotto a un effetto automatico di scelte statali sganciate da un effettivo criterio di appartenenza. Ne consegue l’incompatibilità con il diritto dell’Unione dei meccanismi di attribuzione della cittadinanza nazionale che ne incentivano o consentono una sostanziale mercificazione, come i regimi di citizenship by investment fondati su presupposti esclusivamente patrimoniali, in quanto essi comportano il trasferimento dell’intero complesso dei diritti connessi alla cittadinanza dell’Unione in assenza di un genuino legame personale e territoriale con lo Stato membro interessato. Su tali premesse, il contributo ricostruisce la ricezione dottrinale della pronuncia, propone un’analisi comparata tra la giurisprudenza della Corte di giustizia UE e quella della Corte EDU, e valuta le principali implicazioni sistemiche che la decisione è suscettibile di produrre per gli Stati membri.

PAROLE CHIAVE: cittadinanza UE; citizenship by investment; genuine link; leale cooperazione; golden passport; art. 20 TFUE; art. 4 TUE.

The internal border of citizenship: EU limits to investment-based naturalization

ABSTRACT: The Grand Chamber judgment of the Court of Justice of 29 April 2025, Commission v Malta (C-181/23), marks a decisive step in clarifying the limits within which Member States may exercise their competence, which is in principle exclusive, in matters of nationality. In light of the combined reading of Article 20 TFEU and Article 4(3) TEU, this article argues that the Court has developed a genuine « non-depletion» limit on Union citizenship, aimed at preventing European citizenship from being reduced to an automatic by-product of State choices detached from any effective criterion of belonging. It follows that mechanisms for granting national citizenship that encourage or permit its substantive commodification, such as citizenship-by-investment schemes based on exclusively financial considerations, are incompatible with EU law, since they entail the transfer of the entire set of rights attached to Union citizenship in the absence of a genuine personal and territorial link with the Member State concerned. On this basis, the article reconstructs the scholarly reception of the judgment, offers a comparative analysis of the case law of the Court of Justice of the European Union and the European Court of Human Rights, and assesses the main systemic implications that the decision is likely to produce for the Member States.

KEYWORDS: EU citizenship; citizenship by investment; genuine link; loyal cooperation; golden passport; art. 20 TFEU; art. 4 TEU.

Francesca Ferrari, Massimiliano Bina, Dalla bacheca al gatekeeper: piattaforme digitali e moderazione

ABSTRACT: La moderazione dei contenuti nelle piattaforme digitali rappresenta un nodo centrale della governance dell’infosfera contemporanea. Il saggio analizza il ruolo delle piattaforme come regolatori privati, l’evoluzione tecnico-giuridica della moderazione algoritmica, il quadro comparato tra UE, USA e Corte di giustizia, e le implicazioni per i diritti fondamentali, con un focus sugli obblighi del Digital Services Act.

PAROLE CHIAVE: moderazione dei contenuti; piattaforme digitali; DSA; IA; libertà di espressione; responsabilità degli intermediari.

From bulletin board to gatekeeper: digital platforms and moderation

ABSTRACT: Content moderation on digital platforms represents a central node in the governance of the contemporary infosphere. The essay examines the role of platforms as private regulators, the techno-legal evolution of algorithmic moderation, the comparative framework between the EU, the United States, and the Court of Justice of the European Union, and the implications for fundamental rights, with a particular focus on the obligations established by the Digital Services Act.

KEYWORDS: content moderation; digital platforms; DSA; AI; freedom of expression; intermediary liability.

Francesca Martines, Effettività del controllo giurisdizionale e resistenza istituzionale: la dinamica ripetitiva nel contenzioso sul Sahara occidentale

ABSTRACT: Il contributo esamina la giurisprudenza della Corte di giustizia e le successive risposte delle istituzioni dell’Unione in materia di applicazione degli accordi UE-Marocco al Sahara occidentale. Tale analisi evidenzia la tensione tra i chiarimenti apportati dai giudici di Lussemburgo e le soluzioni adottate dal Consiglio e dalla Commissione che evidenziano una marcata distanza dalle statuizioni della Corte. Questa divergenza alimenta una dinamica ripetitiva: alla censura giurisprudenziale segue una rimodulazione degli accordi, la quale genera a sua volta un nuovo ricorso. La reiterazione del contenzioso rischia di generare significative ricadute sistemiche riflettendosi anche sul piano interno. In particolare, la ricerca di soluzioni giustificate da una prospettata urgenza si è tradotta in una marginalizzazione del Parlamento europeo, il quale però ha cercato di recuperare spazi di intervento attraverso lo scrutinio politico della Commissione in sede di commissioni parlamentari (AGRI e INTA) e il sindacato sugli atti delegati. In definitiva, la resistenza delle istituzioni politiche mette a repentaglio l’effettività delle sentenze e la coerenza dell’identità esterna dell’Unione. Il caso rappresenta un esempio significativo per riflettere sul limite del controllo giurisdizionale quando questo si scontra con interessi geostrategici prioritari, ponendo dubbi sulla coerenza dell’UE e mettendo in questione l’effettiva osservanza del principio della rule of law nell’azione esterna dell’Unione.

PAROLE CHIAVE: Sahara occidentale; controllo giurisdizionale; accordo di associazione UE-Marocco; etichettatura e origine; prerogative del Parlamento europeo.

Effectiveness of Judicial Review and Institutional Persistence: The Recurring Pattern in Western Sahara Litigation

ABSTRACT: This paper examines the case law of the Court of Justice and the subsequent responses of the EU institutions regarding the application of EU-Morocco agreements to Western Sahara. The analysis highlights the tension between the clarifications provided by the Luxembourg judges and the solutions adopted by the Council and the Commission, which show a marked departure from the Court’s rulings. This divergence fuels a repetitive dynamic: judicial censure is followed by a remodelling of the agreements, which in turn generates new litigation. The reiteration of such disputes risks producing significant systemic repercussions, reflecting also on the internal level. In particular, the pursuit of solutions justified by a claimed urgency has resulted in the marginalization of the European Parliament. Nevertheless, the Parliament has sought to regain its role through political scrutiny of the Commission within parliamentary committees (AGRI and INTA) and the oversight of delegated acts. Ultimately, the resistance of the political institutions jeopardizes the effectiveness of the judgments and the coherence of the Union’s external identity. The case serves as a significant example for reflecting on the limits of judicial review when it encounters priority geostrategic interests, raising doubts about EU consistency and calling into question the effective observance of the rule of law in the Union’s external action.

KEYWORDS: Western Sahara; judicial Review; EU-Morocco Association Agreement; labelling and origin; powers of the European Parliament.

Matteo Ortino, Il Digital Services Act e la produzione di conoscenza: le specificità rispetto ai tradizionali regimi di trasparenza

ABSTRACT: Il contributo analizza il Digital Services Act come modello regolatorio che supera la tradizionale logica della trasparenza intesa come mera disclosure di informazioni. La tesi centrale è che il DSA disciplini non solo la comunicazione di dati verso utenti, autorità o pubblico, ma soprattutto le condizioni organizzative, procedurali e tecniche attraverso cui le piattaforme digitali devono produrre conoscenza giuridicamente rilevante sui propri sistemi, sulle proprie decisioni e sui rischi sistemici generati dai servizi offerti. In questa prospettiva, il diritto dell’economia contemporaneo viene letto come diritto del processo cognitivo della condotta: invece di limitarsi a prescrivere esiti o divieti, esso organizza le modalità attraverso cui i soggetti regolati raccolgono informazioni, le qualificano, decidono, motivano, documentano e si sottopongono a controllo. Dopo aver distinto il ruolo sociale-epistemico delle piattaforme dalla conoscenza regolatoria imposta dal DSA, l’articolo evidenzia le differenze tra il regime europeo dei servizi digitali e i tradizionali obblighi di trasparenza. Nel DSA, la conoscenza non è solo trasferita, ma prodotta; il suo oggetto non è statico, ma dinamico e sistemico; la sua circolazione non è bilaterale, ma multilivello e istituzionalizzata. Il bene giuridico protetto non coincide soltanto con l’autodeterminazione individuale, ma riguarda la governabilità dei rischi collettivi connessi al potere di piattaforma. Particolare attenzione è dedicata agli obblighi relativi alla moderazione dei contenuti, alla motivazione delle decisioni, ai sistemi di reclamo, alla valutazione e mitigazione dei rischi sistemici, agli audit, alla funzione di compliance e all’accesso ai dati da parte dei ricercatori. Il contributo esamina inoltre la distinzione tra conoscenza volontaria, conoscenza obbligatoria e conoscenza non coercibile. Da un lato, l’art. 7 DSA protegge le indagini volontarie svolte in buona fede, evitando che la produzione spontanea di conoscenza comporti automaticamente la perdita delle esenzioni di responsabilità. Dall’altro lato, l’art. 10, par. 2, lett. b), limita gli ordini informativi alle informazioni già raccolte e sotto il controllo del prestatore, impedendo che le autorità impongano la produzione coattiva di nuova conoscenza. Ne emerge un modello intermedio: il DSA incentiva e organizza la capacità cognitiva delle piattaforme, ma non la trasforma in un obbligo generale di monitoraggio o in una funzione investigativa pubblica delegata. La trasparenza del DSA si configura così come una tecnica epistemica di governance del potere digitale.

PAROLE CHIAVE: Digital Services Act; produzione di conoscenza; trasparenza; rischi sistemici; governance delle piattaforme.

The Digital Services Act and Knowledge Production: Specific Features Compared to Traditional Transparency Regimes

ABSTRACT: This article examines the Digital Services Act as a regulatory model that goes beyond the traditional understanding of transparency as the mere disclosure of information. Its central claim is that the DSA regulates not only the communication of data to users, authorities or the public, but also the organizational, procedural and technical conditions through which digital platforms are required to produce legally relevant knowledge about their systems, their decisions and the systemic risks generated by their services. From this perspective, contemporary economic regulation can be understood as a law of the cognitive process of conduct: it does not merely prescribe outcomes or prohibitions but structures the ways in which regulated actors collect information, qualify it, make decisions, provide reasons, document their activity and submit it to review. After distinguishing the social-epistemic role of platforms from the regulatory knowledge required by the DSA, the article identifies the main differences between the EU digital services regime and traditional transparency obligations. Under the DSA, knowledge is not only transferred but produced; its object is not static but dynamic and systemic; its circulation is not bilateral but multi-layered and institutionalized; and the protected legal interest is not limited to individual self-determination but extends to the governability of collective risks arising from platform power. Particular attention is devoted to obligations concerning content moderation, statements of reasons, internal complaint-handling systems, systemic risk assessment and mitigation, independent audits, compliance functions and data access for researchers. The article also explores the distinction between voluntary knowledge, mandatory knowledge and non-compellable knowledge. On the one hand, Article 7 DSA protects voluntary own-initiative investigations carried out in good faith, preventing the spontaneous production of knowledge from automatically leading to the loss of liability exemptions. On the other hand, Article 10(2)(b) confines information orders to data already collected and under the provider’s control, thereby preventing public authorities from compelling the production of new knowledge. The DSA thus establishes an intermediate model: it encourages and organizes the cognitive capacity of platforms, without turning it into a general monitoring obligation or a delegated public investigative function. DSA transparency therefore emerges as an epistemic technique for governing digital power.

PAROLE CHIAVE: Digital Services Act; knowledge production; transparency; systemic risks; platform governance.

Agostina Latino, Violenza algoritmica di genere, tecnologie predittive e diritto internazionale

ABSTRACT: Il saggio muove da un paradosso strutturale del diritto internazionale contemporaneo: i sistemi algoritmici di valutazione del rischio adottati dagli Stati per proteggere le vittime di violenza domestica possono trasformarsi in meccanismi istituzionali di produzione del danno che intendevano prevenire. A partire da questa premessa, il contributo elabora due categorie interpretative originali, la «violenza algoritmica di genere» e il «non-refoulement algoritmico», e le applica a una comparazione sistematica di quattro modelli europei (VioGén, SARA, DASH, Codice Rosso), condotta alla luce di un quadro normativo multilivello che integra CEDAW, Convenzione di Istanbul, AI Act, GDPR e Principî Guida ONU su Imprese e Diritti Umani. L’analisi, svolta con metodologia femminista-critica, mostra come le tensioni strutturali rilevate in ciascun sistema riflettano una contraddizione irrisolta tra la logica probabilistica dei modelli predittivi e le esigenze di un diritto internazionale che impone valutazioni autonome, non discriminatorie e victim-centered del rischio. Il contributo individua sei requisiti cumulativi di conformità algoritmica al diritto internazionale vigente e avanza proposte de lege ferenda, tra cui un protocollo opzionale alla CEDAW sulla violenza digitale di genere e un regime vincolante di gender audit algoritmico con conseguenze giuridiche per gli Stati inadempienti.

PAROLE CHIAVE: violenza algoritmica di genere; sistemi predittivi di valutazione del rischio; non-refoulement algoritmico; CEDAW; Convenzione di Istanbul; AI Act; VioGén; discriminazione intersezionale.

Algorithmic Gender Violence, Predictive Technologies and International Law

ABSTRACT: This article departs from a structural paradox in contemporary international law: the algorithmic risk assessment systems deployed by States to protect domestic violence victims can themselves become institutional mechanisms producing the very harm they were designed to prevent. From this premise, the article develops two original interpretive categories, «algorithmic gender violence» and «algorithmic non-refoulement», and applies them to a systematic comparison of four European models (VioGén, SARA, DASH and the Italian Codice Rosso), assessed against a multilevel normative framework integrating CEDAW, the Istanbul Convention, the AI Act, the GDPR and the UN Guiding Principles on Business and Human Rights. Drawing on feminist-critical methodology, the analysis demonstrates that the structural tensions identified across each system reflect an unresolved contradiction between the probabilistic logic of predictive models and the demands of an international legal order requiring autonomous, non-discriminatory and victim-centred risk assessments. The article identifies six cumulative requirements of algorithmic compliance with existing international law and advances de lege ferenda proposals, including an Optional Protocol to CEDAW on digital gender-based violence and a binding algorithmic gender audit obligation with legal consequences for non-compliant States.

PAROLE CHIAVE: algorithmic gender violence; predictive risk assessment; algorithmic non-refoulement; CEDAW; Istanbul Convention; AI Act; VioGén; intersectional discrimination.

Viviana Sachetti, La sostenibilità ambientale quale parametro di bilanciamento nella politica energetica dell’Unione europea

ABSTRACT: Il contributo analizza il ruolo progressivamente assunto dalla sostenibilità ambientale nell’ambito della politica energetica dell’Unione europea, soffermandosi in particolare sulla sua funzione nei processi di bilanciamento tra obiettivi concorrenti. Muovendo da una ricostruzione delle funzioni degli obiettivi nell’ordinamento UE, l’indagine evidenzia come la sostenibilità ambientale abbia acquisito una crescente centralità nel diritto dell’energia dell’Unione. Alla luce del quadro normativo della politica energetica dell’UE, il contributo esamina i conflitti tra sostenibilità ambientale e altri interessi perseguiti dall’Unione, quali il corretto funzionamento del mercato interno, la tutela della concorrenza e la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, con particolare attenzione alle misure adottate in seguito alla crisi energetica successiva all’aggressione russa all’Ucraina. L’analisi si concentra inoltre sul rapporto tra gli obiettivi climatici dell’Unione e le prerogative riconosciute agli Stati membri ai sensi dell’art. 194 TFUE, anche alla luce del regolamento sulla tassonomia delle attività sostenibili e degli obblighi derivanti dal diritto internazionale.

PAROLE CHIAVE: sostenibilità ambientale; politica energetica dell’UE; obiettivi dell’UE; bilanciamento tra interessi.

Environmental sustainability as a balancing parameter in European Union energy policy

ABSTRACT: This article examines the progressive consolidation of environmental sustainability within the framework of European Union energy policy, focusing on its role in balancing competing objectives within the EU legal order. Building upon an analysis of the functions traditionally attributed to Union objectives, the contribution argues that environmental sustainability has acquired an increasingly central relevance in EU energy law. In light of the legal framework governing EU energy, the article explores the tensions arising between sustainability and other legitimate Union objectives, including market integration, competition and security of energy supply, with specific attention devoted to the measures adopted in response to the energy crisis following the Russian aggression against Ukraine. The analysis further addresses the relationship between the Union’s climate objectives and the prerogatives retained by the Member States under Art. 194 TFEU, particularly in light of the Taxonomy Regulation and the Union’s international obligations in the field of climate protection.

PAROLE CHIAVE: environmental sustainability; EU energy policy; EU objectives; balancing of interests.

Francesco Spera, Alla ricerca dell’autonomia strategica attraverso atti atipici e informali: il soft law nelle relazioni esterne dell’UE

ABSTRACT: Il contributo si concentra sulla strategia autonoma dell’Unione Europea e sul fenomeno dell’informalizzazione del diritto delle relazioni esterne dell’Unione europea quale strumento per affrontare, regolamentare e risolvere situazioni definite di «crisi». Nel campo della migrazione, della difesa e dell’energia l’UE utilizza una serie di strumenti c.d. di soft law, ossia strumento non vincolanti per perseguire gli obiettivi dell’agenda dell’autonomia strategica. Quanto questi strumenti e questa agenda siano in linea con il quadro giuridico dell’UE è oggetto di dibattito. L’UE ha degli obblighi di rispettare i propri valori che definiscono la propria identità anche nell’azione esterna. Per questo motivo, qualsiasi affermazione e azione di una Unione come attore globale non può non tener conto del proprio quadro giuridico.

PAROLE CHIAVE: Unione europea; soft law; autonomia strategica; migrazione; politica di sicurezza e difesa; crisi energetica.

In search of strategic autonomy through atypical and informal acts: soft law in the EU’s external relations

ABSTRACT: This contribution focuses on the European Union’s autonomous strategy and the informalization of EU external relations law as a tool for addressing, regulating, and resolving so-called «crisis» situations. In the fields of migration, defense, and energy, the EU uses a series of so-called soft law instruments, i.e., non-binding instruments, to pursue the objectives of its strategic autonomy agenda. The extent to which these instruments and this agenda are aligned with the EU legal framework is a matter of debate. The EU has obligations to uphold its values, which define its identity, including in its external action. Therefore, any statement and action by the Union as a global player must take its legal framework into account.

PAROLE CHIAVE: European Union; soft law; strategic autonomy; migration; security and defense policy; energy crisis.

Giacomo Furlanetto, Il Digital Services Act alla prova del caso «Mia Moglie»: note sociologico-giuridiche

ABSTRACT: L’articolo prende in esame il caso del gruppo Facebook «Mia Moglie» come banco di prova dell’effettiva ed efficace capacità del Digital Services Act (DSA) di contrastare violenza digitale e hate speech sulle piattaforme. Dopo una breve ricostruzione degli obblighi posti dal DSA ai prestatori di servizi – in particolare in tema di gestione delle segnalazioni, rischio sistemico e cooperazione con le autorità – il contributo mostra come la vicenda riveli una persistente distanza tra law in books e law in action. Attraverso una lente socio-giuridica, vengono messi in luce i limiti delle attuali pratiche di moderazione (anche automatizzata), i fenomeni di migrazione dei contenuti verso spazi meno regolati e la necessità di politiche integrate – giuridiche, tecnologiche ed educative – per riflettere sull’uso responsabile delle piattaforme social e dell’intelligenza artificiale nel contrasto dell’odio online.

PAROLE CHIAVE: violenza online; discorsi d’odio; Digital Services Act; caso «Mia Moglie»; distanza tra teoria e prassi.

The Digital Services Act put to the test in the «Mia Moglie» case: sociological and legal notes

ABSTRACT: The article examines the Facebook group «Mia Moglie» as a test case for assessing the actual and effective capacity of the Digital Services Act (DSA) to counter digital violence and hate speech on online platforms. After a brief reconstruction of the obligations imposed by the DSA on service providers – in particular with regard to the handling of notices, systemic risk and cooperation with public authorities – the contribution shows how this case reveals a persistent gap between law in books and law in action. Adopting a socio-legal perspective, it highlights the limits of current moderation practices (including automated systems), the migration of harmful content towards less regulated spaces, and the need for integrated policies – legal, technological and educational – to propose some considerations on the responsible use of social media platforms and artificial intelligence in tackling online hate.

PAROLE CHIAVE: online violence; hate speech; Digital Services Act; «Mia Moglie» case; gap between theory and practice.